Dadi, Bulloni e Martelli (2)

Noi, la Mantide.

“In qualche modo sembra riempire la mia testa di idee – solo non so esattamente quali siano!” (Alice attraverso lo specchio)

“Il perturbante e’ quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci e’ noto da lungo tempo, a cio’ che ci e’ familiare” (Freud)

Curioso come molte delle obiezioni a modelli e sistemi economici alternativi a quello dominante (che come al solito diventa nell’immaginario e nella pratica collettiva il “e’ sempre stato cosi’”) si basino o su critiche che evidenziano aspetti legati a pratiche soggettive e/o volontaristiche o su eccessi di formalismo matematico che dimostrano di non avere nessuna relazione fattuale con la cosiddetta realta’ dei fatti.
Per cui quando si discute di P2P si oppone il fatto che questo modello corrisponde a delle pratiche di relazione sociale possibili solo in presenza di risorse infinite o replicabili a piacere (come nel digitale) oppure si contesta il fatto che non sia applicabile nel mondo reale in quanto necessariamente legate a scelte economiche soggettive di tipo francescano (non c ‘e’ spazio per un i-phone fatto d’ oro il che limita mostruosamente la mia liberta’ personale e la liberta’ di bruciare risorse probabilmente equivalenti al reddito di dieci anni di una famiglia di 4 persone in paesi in via di sviluppo – a proposito, che via di sviluppo?).

Difficile non convenire, in ogni caso, su un fatto (uno dei pochi non muti ma vociante oltremisura), il malessere dell’ economia capitalistica moderna (moderna? Direi corrente, onde evitare connotazioni positive legate all’uso di “moderno”) e’ legato al proliferare senza limite del denaro, della moneta che da “misura del valore e mezzo di scambio” si e’ trasformata nell’ unico valore in una replica della dannazione di Re Mida che sembra inarrestabile. Siamo andati ben oltre la maledizione di ogni cosa trasformata in oro, la moneta ha persino, in un rovesciamento hegeliano imprevedibile, perso totalmente ogni corporeita’. Si moltiplica da sola e, allo stesso tempo, non basta mai. La crisi si manifesta nella mancanza di moneta eppure non c’e’ mai stata tanta moneta in giro per il pianeta e ci affanniamo a richiedere piu’ moneta per risolvere i problemi della sua mancanza. Dalla transustanziazione della merce in moneta si e’ passati alla transustanziazione della moneta in moneta assoluta. Dio mai sazio di sacrifici e condannato ad avere sempre piu’ fame nonostante i sacrifici in suo nome si celebrino in tutto il mondo inarrestabili. Una fiumana di moneta, dove l’ unica corsa e’ alla moltiplicazione dei centri creatori di moneta che a sua volta creano il bisogno per piu’ moneta.
Ed e’ curioso che si contesti al modello P2P l’ assenza di moneta deridendolo come un modello tecnologicamente aggiornato di baratto di cui sono invaghiti nostalgici intellettuali tardo-marxisti o giovani mente infuse di idealismo ed assoluta mancanza di senso della realta’ quando nei laboratori avanzati dei sacerdoti-guerrieri del Dio-Moneta si punta l’ occhio su elementi non ancora sussunti sotto il valore di scambio. La preoccupazione, in realta’ e’ forte, ci sono elementi della vita sociale non ancora trasmutati in moneta ed e’ impellente la necessita’ di portarli dentro la “recinzione” del circuito monetario. Ancora una volta si cercano nuovi centri creatori di moneta per soddisfare questa fame insaziabile. Sono i comportamenti ad essere ora oggetto di coinvolgimento nel circuito di creazione della moneta. Se da una parte essi sembravano influenzare le teorie economiche con supposizioni a priori sulle loro motivazioni (ricordo rispettosamente che per quanto molte delle teorie economiche facciano uso esplicitamente di modelli stocastici e che quindi le ipotesi di “probabilmente accadra’, se ed a certe condizioni che…” non sono certo equivalenti a quelle dei modelli deterministici dell’ economia ma difficile da spiegare ad una famiglia sull’ orlo della poverta’ e forse anche oltre che se ne riparla al prossimo giro di dadi) ora sembrano essere essi stessi oggetto di scambio sul mercato a cui bisogna assegnare un valore e per essere onesti non necessariamente monetario. Ma qui sta il circolo vizioso della moneta che tutto risucchia. Gli strumenti che si propongono sono comunque contratti sul modello dei future o dei warrant del mercato borsistico che hanno come scopo la creazione di moneta anche se in maniera indiretta. Cosi’, ancora una volta, per avere piena disponibilita’ di una nuova “merce” si inventa un nuovo “recinto” con la differenza che questa volta si e’ alla fase finale. Non si spossessano gli individui di qualcosa di cui erano da sempre (e forse con qualche diritto e ragione) possessori ma li si rinchiude insieme a quelle disponibilita’ di cui il mercato vuole pieno diritto in cambio probabilmente di qualche speranza di poter partecipare alla divisione dei frutti che ne verranno.
Sul fronte internazionale si leggono le notizie che i cosiddetti BRICS creeranno una loro Banca per lo Sviluppo per sottrarsi alla dominanza delle oligarchie finanziarie occidentali e che Russia e Cina creeranno una loro agenzia di rating con buona pace per la determinazione univoca (si fa per dire) dei tassi di interesse sui titoli di stato di questi paesi. Moddy’s assegna AA* alla Russia, poco importa, la nuova agenzia determinera’ un Super AAAA per gli stessi ed un valore di junk bonds ai titoli americani. L’ odore di guerra tra i popoli per risolvere con la forza questa disputa finale su quale moneta alla fine avra’ valore (o alla quale i popoli dovranno inchinarsi) comincia a farsi sempre piu’ forte.
Questi esposti sono solo poche frammenti di fatti che meriterebbero una ben piu’ lunga ed approfondita analisi ma la sostanza alla fine e’ che dall’ economia neoclassica ai piu’ recenti sviluppi di “Economia Comportamentale” (Behaviour Economics) l’ assente e’ sempre quell’ aggettivo “Politica” di cui Marx non ha mai dimenticato l’ uso. L’ Economia e’ Economia Politica o non e’. Possiamo sbizzarirci nella creazione di modelli piu’ o meno effettivi e fattuali, predizioni sempre piu’ accurate (sempre a proposito Friedman diceva che una teoria doveva 1) essere giudicata dall’ accuratezza delle sue previsioni e 2) non dall’ accuratezza delle sue ipotesi, per cui ritengo che considerati i successi degli ultimi anni molti accademici con il loro seguito di lacche’ e sanguisughe siano migrando in massa per dedicarsi alla pastorizia e taccio per un senso di compassione sulla bonta’ delle ipotesi), ma dietro i modelli econometrici, i derivati, le opzioni e gli altri tavoli da gioco di questo immenso casino’ ci sono vite reali, sofferenze concrete, genocidi di sogni di futuro e di speranze per milioni di giovani e perche’ no, anche di anziani che speravano in un futuro migliore per i loro figli e nipoti.
La scelta di diffondere, lottare, criticare per migliorare, rompersi la testa e quant’ altro necessario per la diffusione del modello P2P non e’ un’ ipotesi o un modello tra gli altri. E’ la scelta politica, inequivocabile, chiara e decisa, di chi ha deciso di dire basta a questo mostro che ci tiene in vita solo per poter disporre del nostro sangue e delle nostre idee, del nostro futuro e soprattutto del nostro passato senza il quale non ci sara’ domani.
Sapremo essere la Mantide pronta a sedurre e l’ esito sara’ inequivocabile.