Di Foglie e Silenzio

“L’infanzia e’ una terra bagnata dall’acqua, vi galleggiano barchette di carta. Accade che le barche diventino scorpioni; allora, la vita muore di veleno ad ogni istante.
Il veleno e’ in ogni corolla, come la terra nel sole. Di notte la terra e’ in balia di se’, gli uomini invece dormono beatamente. Il sonno li rende invulnerabili.
Il veleno e’ il sogno”.
Ed e’ per questo che e’ necessario sognare. Bisogna assuefarsi al veleno del sogno cosi’ da poter sopravvivere e continuare a sognare dedicandosi al racconto del sogno diffondendone la forza. “Essere dilettanti in tutto e specialisti solo nell’arte del parlare”
Abbiamo bisogno delle parole in questa sorta di patologia rovesciata in cui la mancanza di parola rende incapaci di ascoltare e di capire. Se non dovessimo avere la forza od il talento necessario per costituire un esercito di artieri della parola risponderemo con l’ arma delle sirene.

“e le sirene hanno un’arma persino più mortale del loro canto…il loro silenzio…e’ possibile che qualcuno riesca a sottrarsi dal loro canto ma dal loro silenzio mai”
Davanti a questo gorgo di parole senza parola, di racconti senza sogni, di dolore senza pietà, di compassione senza azione, non ci uniremo al coro di strofe monche e facili da ripetere, opporremo il silenzio.
Immagino un comizio, un congresso, un’ assemblea con i partecipanti in fila, li’ sul podio riservato all’ oratore di turno che in silenzio si rivolge alla platea che gli risponde, muta a sua volta. E mi piace immaginare, lo sgomento, la paura dei moderni satrapi incapaci di capire, rivelati per tremebondi ed inetti quali sono senza le maschere, oggi moderne e rapide, di “gracchiate” a 140 caratteri.

Capaci di provare pietà, di amare senza chiedere niente in cambio, ma duri ed inflessibili sotto il profilo epistemologico.

Senza perdono per la ricerca di soluzioni facili e demagogiche, capaci di fermarsi per una poesia o della musica ma poi pronti a rimuovere il fango, piantare un chiodo, marciare senza sosta, confortare un amico o regalare una carezza ad un anziano senza paura nel mostrare la propria umanità, il proprio essere eguali perché solo assegnare un prezzo rende diversi.

Sogno un uomo nuovo che e’ sempre stato li’ ma che nessuno vuole vedere perché fermarsi per pensare ci da’ il tempo di pensare alla nostra morte e noi davvero non vogliamo morire.

In una situazione di stallo permanente rendiamo lo scacco finale solo più atroce.

…” Acqua, acqua ovunque,
e neanche una goccia da bere.
(..)
“Restiamo, giorno dopo giorno,
senz’alito né spinta,
fermi com’è, su un mar dipinto,
una nave dipinta.”

Il tempo e’ una creazione della mente, e’ la strutturazione matematica della progettualità.

Incastrato tra passato e futuro c’è il momento infinitamente breve del presente: l’unico momento in cui si realizzi qualcosa di reale.

L’orrore di oggi e’ che la dilatazione del presente ha reso il reale irreale.

Il non saper attendere , il non saper stare in equilibrio sul filo. coincidono col sentire che la realtà e’ impossibile, inaccettabile…e continuiamo a dilatare il presente perché non vogliamo essere sospesi….

“…Vi sono esseri del mondo di fuori ingannati dalle illusioni di una vita in continuo moto.
Volteggiano con la vita e contribuiscono alla sua irrealtà.
Noi che siamo immobili vediamo e comprendiamo.
Vivere e’ cosa rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste e nulla più”

2, 4, 6, 8, 10, 12…qual’è il prossimo numero della serie?

V – “Lo facciamo per non sentire
E- abbiamo le nostre ragioni
V- Tutte le voci morte
E – che fanno in rumore d’ali
V – di foglie
E- Di sabbia
V- di foglie
Silenzio

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