Magari fossimo alla deriva

Riconoscere un naufragio anche senza esserne stati testimoni. Frammenti, relitti, trasportati dalle onde in ordine sparso, segni di una possente nave (basta guardare il tronco dell’albero maestro ed una delle grandiose vele che coprono come un sudario il mare) che ora non c’ è più.
La sinistra non è ancora alla deriva. Magari lo fosse. Poter percorrere una spiaggia e ritrovarne i resti sparsi tentando di ricostruire una barca, una zattera, qualcosa in grado di riprendere il mare.
Invece siamo li’. In mare aperto, in preda alle correnti, sempre più lontani. Le idee dalle idee. Le persone dalle persone. Le idee dalle persone. Persone ed idee non più riconoscibili poiché avevano un senso solo quando erano parte della nave. Certo c’era la plancia di comando, la stiva, chi manovrava le sartie ma tutti (e tutto) contribuiva alla nave. Tempeste e bonaccia affrontati insieme, discussioni innumerevoli, il chinino e la frutta fresca per combattere lo scorbuto che, di tanto in tanto, affliggeva il sogno e la speranza.
Alla deriva. Magari. Poter rivedere una terra all’ orizzonte per esplorare i nuovi territori o decidere di riprendere il mare.
Frammenti, parole come relitti che stentano ad assumere una forma che dia l’ idea, la possibilità di una direzione.
Quando ci sembra “che tutto sia stato detto, resta da dire il disastro, rovina della parola” e solo il frammento resta poiché non è  più presente quella tensione verso una totalità da riconquistare, ci trasciniamo verso la dissoluzione che pero’ può aiutarci a comprendere le ragioni di quei frammenti ed a lasciarci la speranza di una riva da raggiungere.
Ed a volte la vera disciplina, di fronte a questa estrema debolezza, “sta nel non scrivere per evitare di scrivere nell’ intensità della debolezza”.
Viviamo il tempo che ha annullato la libertà, della servitù dello schiavo senza padrone, caduti al di sotto del bisogno. Un po’ come morire per disattenzione. Domina l’ anonimato, la perdita di ogni sovranità ma anche di ogni subordinazione. Gli opposti si perdono, muore il conflitto. Se la bonaccia è  terribile sulla nave, per i detriti in mare aperto è  la fine di ogni speranza di ritrovare un senso.
“Esiste una stanchezza da cui è impossibile riposarsi: non si può più essere stanchi, distaccarsi dalla propria fatica per dominarla, spogliarsene e raggiungere il riposo. Diventa invisibile e quasi dimenticata. E’ insopportabile, eppure la si sopporta sempre, perché chi la sopporta non è più presente a provarla in prima persona”
Cosi mi ritrovo a dire nulla perché non c’ è niente che possa aggiungere a quello che non c’è da dire.
Magari fossimo alla deriva.
Poter cominciare a raccogliere un utensile, dei frammenti di vela, qualche sartia, un remo, un pezzo di mappa, giusto per ricordare che eravamo in cerca di una terra nuova.
C’ è un momento, pero’, in cui questi frammenti in balia delle onde ritornano ad essere uniti. Nell’  oscurità della notte, le stelle, ricordo di calcoli e discussioni sulla rotta da seguire.
Questo non potranno togliercelo dagli occhi ed in quel momento saremo ancora uno.
Magari fossimo alla deriva.

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