Rendere visibile l’invisibile

La tua voce stona!”
No, vieni vicino ed ascolta con più attenzione”
Risolvere il primo ed unico conflitto di potere presente in ogni testo/manifesto è il primo passo che svela come e perchè stare insieme. Il testo è scritto/visibile, la voce parlata/invisibile. Riappropriarsi della memoria significa esercitare la voce ed ascoltare. Con intenzione/attenzione. Le tessere di un mosaico sono in contatto “intimo” e un’azione collettiva prende forma solo quando la stessa “intimità” è condivisa tra chi scrive e chi legge.
Il conflitto. Violento, feroce tra chi ha il potere di “parlare” e chi ha solo il potere di “ascoltare”.
Conflitto che si riproduce perchè chi parla ha ascoltato in un tempo precedente e si riposiziona nella figura della “voce”.
Rendere visibile la “voce” pone la prima condizione per far riapparire l’invisibile. Queste parole si propongono solo come voce e non hanno una materialità di documento che rifiuto.
Ricostruire la memoria significa ascoltare per poi dare voce di nuovo alle parole. Che, forse, non saranno le stesse ma in comune avranno la voce che costringe all’ascolto per costruire, di nuovo, la memoria che impedisce l’estinguersi della voce.
Il tempo che viviamo ci impone la velocità del cambiamento, l’alibi perfetto del non poter cambiare ciò che è già cambiato. Useremo la voce e continueremo ad ascoltarci, spostando velocemente le tessere del mosaico in fondo al caleidoscopio. Siamo già cambiati, non potete cambiarci e mentre il potere, ora lento ed ingannato al suo stesso gioco, tenta di darci forma per ingabbiarci, scoprirà di non avere più una direzione ed il suo tempo sarà scaduto.
Mosaici di voci costruiranno la memoria del futuro. Volevamo il potere afono. Assordiamolo. Basterà.
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