Stolto e Forte

Il mito della modernità speculare all’ essere sempre al Sud di qualcun altro. Illusione di felicita’ di mosche intrappolate al centro della ragnatela mentre altre giacciono ai bordi dove il ragno aspetta. L’ esito non cambia ma ci basta il minuto di vita che strapperemo in attesa di essere ingurgitati. Ci sono ragioni per essere infelici e la principale forse e’ la ricerca della felicita’. Ne abbiamo diritto? La riconosceremo passandoci affianco? Probabilmente ignorandola e continuando la nostra ricerca.

Mi basta pensare che sia la ricerca la vera ragione, sufficiente per essere felice. Gramsci scriveva che la “complessità del linguaggio corrisponde alla complessità della concezione del mondo posseduta” ma forse, più banalmente, il linguaggio aumenta solo l’ impossibilita’ del giungere da qualche parte. La complessità e’ oggi usata per giustificare la separatezza degli specialisti a cui ci si affida per ricevere indicazioni, spiegazioni (ovviamente semplificate ed in quanto tali autogiustificantesi nella loro rozzezza, imprecisione e, molto spesso, palese falsità) del perché qualcosa accade e, in misura maggiore, di quello che accadrà (che, ancora, in caso di inadempienza della moderna profezia – oggi chiamata modello di previsione – non accade per ragioni comprensibili e rivelate solo ai membri dell’ ordine sacerdotale), E’ vero, le soluzioni sono sempre semplici ma lo sono perché si reggono su costruzioni intricate, labirinti interminabili in cui a centinaia altri si sono persi e ne hanno costituito le fondamenta con i loro corpi e pensieri. Semplifico a mia volta, perché, in realtà, a volte le soluzioni sono davvero semplici ma questo accade solo quando ci sono le volontà comuni. Volontà comuni. Pensieri comuni. Identità comuni, ci vogliono tutti diversi perché e’ più facile dominare se persino il termine “coppia” sembra diventare una gabbia in cui vogliono rinchiuderci. L’ ordine perfetto, statico, di una moltitudine sciamante in tutte le direzioni e perciò immobile. Fermarsi per riflettere, riconoscere che e’ necessario per farsi capire dover usare più di uno slogan sembra essere diventata una fatica insostenibile. E poi a che vale? Il trend di domani e’ già superato da quello di dopodomani ed in questo scorrere incessante sono sempre le stesse logiche ad essere riproposte, diventate irriconoscibili grazie alla velocità di sostituzione. Uccidete la memoria per cancellare il futuro, unitevi alla corsa in questo scenario teatrale, rincorrendovi in tondo ed i cambi dei fondali vi illuderanno di essere il pubblico mentre in realtà in scena siete proprio voi. Condannati a ripetervi nell’ illusione di proporre il nuovo ad ogni giro ed alzata del sipario.

Mi rifugio come sempre nelle parole già scritte e che e’ inutile ripetere in forma nuova. Sono ben conscio del mio passato ed e’ per questo che nutro speranze di futuro. Anzi, sono certo di essere il mio futuro.

“Ma basterà rammentare come si siano ricevute, all’inizio della vita e ancora ieri, le parole che ci hanno insegnato in quale direzione cercare i propri compagni. Allora in quello che scrivo o che altri scriverà, ci potrà essere, come la lima fine d’acciaio nascosta nella pagnotta dell’ergastolano, una parte metallica. Che possa appropriarsene solo chi l’abbia chiesta e per questo meritata. Contrabbandata sotto specie in che tutti, anche i nemici, possano comunicare: ma solo a lui e a quelli come lui destinata.”

Come Fortini, “non so chi sono ma cerco di sapere chi sono stato, ossia in quale rete di storia e di

società mi sono trovato a vivere”

Il paradosso in cui ci troviamo a vivere e’ che la vera utopia non e’ quella del comunismo, del socialismo ma quella del capitalismo. Pensare che sia possibile continuare a vivere in un mondo dove la sopraffazione e la svendita di corpi e menti in cambio del possesso di una felicita’ temporanea e mai appagante e basata sul ridursi a merce come le merci che dovrebbero garantirci la realizzazione della nostra umanità. La ferocia ha di nuovo invaso il mondo. Certo non era mai andata via ma oggi non può più essere nascosta. Non vuole più nascondersi. L’ assenza della memoria permette tutto questo come se le stragi odierne, la crudeltà, il sangue degli inermi siano un fatto nuovo, una conseguenza di barbari improvvisamente apparsi sul palcoscenico di un quieto mondo occidentale che uccide prima togliendo la voce in maniera tale che non ci siano turbamenti del silenzio di cui si e’ avvolta la speranza di un mondo che sia il “nostro” mondo” e non quello di “noi e gli altri”.

Non so davvero perché scrivere di queste cose, quando basterebbe semplicemente rileggere le parole che ci circondano e che lentamente spariscono nelle sabbie senza fine con cui si nascondono tempi che non hanno garantito il cambiamento a cui molti anelavano ma che certamente sono stati all’ altezza delle memorie che non hanno mai dimenticato.

E come Fortini:

“Non ho mai capito gli altri né me stesso

ma il modo che ho di sbagliare questo sì. Se mi arriva

una verità è nel mezzo della fronte: è

un’ accusa. Ragiono

senza comprendere. Mai sono dove credo.

[…]

Mi è stato fatto non so quando un male.

Una ingiustizia strana e indecifrabile

mi ha reso stolto e forte per sempre”.

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